Storia

 

 

Il monachesimo, come forma particolare di vita, è un fenomeno antichissimo diffuso in svariate religioni. Presente anche nel Cristianesimo, nella Chiesa cattolica di rito latino (praticamente in Occidente) si ispira in vario modo alla Regola di san Benedetto da Norcia.
In questo testo programmatico viene sottolineata l'importanza di coltivare lo studio che favorisce la crescita culturale del monaco; tale attitudine si armonizza ed integra con le altre dimensioni della persona (la preghiera e il lavoro).
Nel cap. 48 non manca un richiamo diretto alla biblioteca: [In quei giorni di Quaresima] ciascuno riceva un libro dalla biblioteca e lo legga ordinatamente da cima a fondo.
Nel corso dei secoli si sono così formati così degli scriptoria e delle biblioteche.

È certo che la Biblioteca sia esistita fin dai tempi più antichi del Monastero (sec. X), secondo il tradizionale amore per la cultura ispirato da s. Benedetto.

Nel XV secolo si arricchì di centinaia di libri di coro, preziosamente miniati: nel 1463 ve ne erano ben 1337 in buono stato, custoditi nell’attuale “sala s. Luca”.

Fattisi sempre più stretti i legami con lo Studio patavino (l’Università di Padova), il fondo librario raggiunse gli 80.000 volumi; si rese necessaria la costruzione di una grande sala di ben 30x10 m arredata con scaffalature di M. Bartems (1628-1701).

Con la soppressione napoleonica, ciò che non venne distrutto, fu disperso: in Italia, specie a Brera (Milano), alla Marciana (Venezia), al Museo Civico, alla Biblioteca Universitaria e all’Archivio di Stato di Padova, ma anche all’estero.

Risorta insieme all’Abbazia nei primi decenni del XX sec., crebbe ben presto per il lavoro dei monaci fino all’attuale configurazione: aperta al pubblico, è specializzata in liturgia e scienze teologiche, bibliche e pastorali, in storia monastica, ecclesiastica e locale. Dispone di circa 135.000 volumi, 1.350 periodici, di cui 250 correnti.